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BARDANA (ARCTIUM LAPPA)

Martedì, 28 Aprile 2009

 

BARDANA (Arctium Lappa)

La bardana è una pianta officinale molto conosciuta e utilizzata, per le sue molteplici proprietà. Qui tenteremo di citarne alcune, le più importanti.

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Introduzione:

Tutte le piante officinali, come anche la bardana, sono ottime se raccolte fresche nei prati, dove crescono in maniera autonoma, scegliendosi loro stesse il luogo esatto, cioè il loro habitat pefetto.

Ogni pianta, quindi anche la bardana, se raccolta e utilizzata fresca nel giro di pochissimo tempo, mantiene la massima efficacia delle sue proprietà curative. Le piante essiccate perdono una percentuale di principi, a seconda della pianta ma in genere perdono il 30%.

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Famiglia della bardana:
Asteraceae

Descrizione:
La bardana è’ una pianta erbacea biennale a foglie basali molto grandi nel primo anno di vegetazione fra le quali, nel secondo anno, spunta il fusto floreale alto fino a 2 m.

Dove la si può trovare:
Cresce in tutta Italia dal mare alla regione montana fino a 1700 m.; si trova vicino alle case, in tutte le zone soleggiate.

Parti utilizzate della bardana:
Foglie, radici, rizoma, semi e frutti. Le radici si raccolgono nell’autunno del primo anno di vegetazione o nella primavera del secondo anno prima che si formi il fusto floreale. Le foglie si raccolgono in maggio-luglio prima della fioritura della pianta.

Tempo di raccolta e conservazione:
La radice della bardana viene raccolta nell’autunno del primo anno o nella primavera del secondo; i semi vengono raccolti a maturazione.

Curiosità:
Il nome botanico del genere deriva dal greco “arctos” che significa “orso” e si riferisce al suo aspetto irsuto. Il nome della specie deriva dal verbo greco “lambano” e dal latino “labein” che significa “io prendo” con chiaro riferimento al fatto che si attacca con le sue parti terminali a tutto ciò con cui viene a contatto. C’è da dire che la proprietà di attaccarsi al pelo di animali è senz’altro un artificio a cui ricorre la bardana per disperdere nell’ambiente i suoi semi e spesso i suoi migliori veicoli sono le ignare pecore, nel cui vello le lappole trovano un facile appiglio.

Principi attivi:
Olio essenziale, inulina, mucillagini, lappatina, fitosteroli e acido clorogenico (dalla nota azione bioattivante cutanea).

Proprietà curative della bardana:¼br /> Diuretica, diaforetica, depurativa, ipoglicemizzante, antiforuncolosi, antiacneico, antiseborroico, antisettico.

In quest’umilissima pianta si è verificata l’azione diuretica e depurativa generale, ma anche l’azione stimolante sul fegato e sulla cistifellea e la proprietà di diminuire il tasso di zucchero nel sangue; quindi può essere usata, sotto il controllo medico, come coadiuvante, dalle persone affette da diabete.

La bardana è’ nota per la proprietà disinfettanti e antisettiche su alcuni batteri patogeni della pelle e per le applicazioni contro l’acne e la foruncolosi.
Le foglie vengono anche consumate in alcune insalate cotte, come complemento alimentare.

Preparazione e uso della bardana:

Uso interno:
Radici come diuretico e depurativo.

Infuso
4 g in 100 ml d’acqua. Una tazza la mattina a digiuno.

Tintura vinosa
4 g in 100 ml di vino bianco (a macero per 5 giorni). A bicchierini.

Decotto
Si fanno bollire per dieci minuti, in un litro d’acqua, 70 grammi di radice di bardana. Si cola e si beve, nel corso della giornata, il liquido rimasto, possibilmente a stomaco vuoto e ripetendo la cura per almeno cinque o sei giorni. Con questo decotto, poi, ci si può lavare il viso, ottenendo una pelle delicata e vellutata.

Decotto di bardana e salvia
Far bollire 25 grammi di foglie di bardana e 35 grammi di foglie di salvia in mezzo litro d’acqua. Il decotto va bevuto nel corso della giornata, lontano dai pasti e protraendo la cura per diversi giorni per gli erpetici, gli artritici, i sofferenti di ingorghi e di calcoli renali. Le foglie rimaste di questo decotto possono essere utilizzate come impiastri soffrendo di croste o di pruriti anali.

Tisana
Prepararla con mezzo litro di acqua e 25 grammi di radice di bardana. Somministrata ai bambini affetti da morbillo nella misura di un cucchiaio ogni cinque minuti, favorisce lo sfogo di questa affezione ed una pronta guarigione.

Vermuth di bardana
Si fa bollire un etto di radici di bardana in mezzo litro d’acqua finché questa si sia ridotta alla metà. Raffreddata che sia, si versa in un litro di vermut e si lascia riposare per quattro o cinque giorni. La cura prevede tre bicchierini … o più di questo delicato e squisito vermut.

Bardana, uso esterno:

Radici
Per acne, furuncolosi, eczema, varici, è ottimo il decotto: 10 g in 100 mlitro d’acqua. Fare lavaggi e applicare compresse. Foglie fresche.
Per capelli grassi Succo: fare frizioni quotidiane.

Impacco
Un impacco ben caldo di foglie di bardana cotte nel latte ed applicate sulle piaghe, le risana velocemente e fa guarire ugualmente la tigna e numerose altre affezioni della pelle.

Inoltre preparare un decotto facendo bollire 50 gr di radice di bardana in 1 litro d’acqua per 5-10 minuti. Lasciare macerare a fiamma spenta per 20 minuti. Utilizzare per lavaggi, lozioni e impacchi contro le impurità e l’untuosità della pelle.

 

 

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ORTICA (URTICA DIOICA E URTICA URENS)

Mercoledì, 22 Aprile 2009

 

L’ORTICA (URTICA DIOICA-URTICA URENS, FAM. URTICACEAE)

L’ ortica è una pianta infestante, reperibile ovunque. La moltitudine delle sue proprietà merita una particolare attenzione. La natura intelligente ha voluto mettere alla portata di tutti un rimedio efficace per molti problemi. E’ ottima da consumare in diversi modi.

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Dove cresce, cosa si usa e quale periodo di raccolta:

Questa modesta piantina è diffusissima e comune, fino ad un altitudine di 2500mt s.l.m. e cresce specialmente nei terreni ricchi di nitrati o concime organico.

I nitriti (NO2) e i nitrati (NO3) sono sostanze composte da azoto (N) ed ossigeno (O) normalmente presenti in natura. I primi derivano dall’acido nitroso e i secondi dall’acido nitrico.
La loro presenza è essenziale per la crescita dei vegetali che, grazie alla luce solare, utilizzano l’azoto per sintetizzare le loro strutture proteiche.

L’ ortica è una pianta preziosa, sempre pronta e disponibile ad alleviare le sofferenze umane senza nuocere. Dell’ortica si utilizza la parte aerea della pianta intera e le radici. La pianta è utilizzabile dalla primavera all’autunno, mentre la radice solo in fine estate, quando è ben profonda e robusta.

Le radici dell’ ortica si essiccano al sole e si conservano in sacchetti, mentre la pianta si essicca a testa in giù all’ombra e si conserva in cassette al riparo dall’umidità e dalla polvere.

Proprietà dell’ ortica:

L’ Urtica urens, o nome volgare ortica, si distingue dalla dioica per varie caratteristiche: è annuale, è di taglia più piccola in tutte le sue parti, ha le foglie di un verde più chiaro ed è monoica (porta sullo stesso individuo sia fiori maschili che femminili). Comunque, le due specie sono usate indifferentemente per costituire la droga secca. Si usa soprattutto la pianta intera (Herba Urticae).

Le proprietà dell’ortica si conoscevano già nell’antichità. Castore Durante, ad esempio, nel suo “Herbario Nuovo” (1585), dopo aver detto: “E’ così notissima pianta l’ ortica, che si conosce da ciascuno fino nella notte oscura”, elencò una tale quantità di “virtù di dentro” e di “virtù di fuori” da far venire il capogiro. Comunque, molte di tali virtù sono state confermate da ricerche scientifiche recenti, che hanno anche stabilito i principi attivi più importanti contenuti nell’ortica: urticoside, clorofilla, xantofilla, secretina, tannini, sali minerali. Il liquido irritante dei peli contiene istamina e acetilcolina.

Per uso interno l’infuso di ortica 85 grammi in 100 ml d’acqua, ha azione antinfiammatoria e astringente intestinale, antidiarroica, emostatica e cicatrizzante, diuretica, declorurante e antiurica, depurativa, stimolante del metabolismo ed ematopoietica. L’azione depurativa, in particolare, ha un effetto cosmetico indiretto, in quanto coadiuvante nella cura di una pelle macchiata, impura ed eczematosa. Il succo fresco spremuto dalle foglie ha le stesse indicazioni, ma è considerato soprattutto un efficace antiemorragico. Se ne possono prendere sino a sei cucchiai al giorno. Mescolando, invece, in parti uguali il succo fresco col miele, si ottiene un buon rimedio contro le infiammazioni intestinali (tre cucchiai al giorno). Contro l’enuresi notturna il Valnet cita una preparazione gradita anche ai bambini: con 15 grammi di semi di ortica pestati, 60 grammi di farina di segale, acqua e un po’ di miele, impastare sei tortine e cuocerle al forno, dopo di che se ne mangi una ogni sera per 15-20 giorni.

Per uso esterno l’ ortica viene impiegata prevalentemente per applicazioni sul cuoio capelluto come antiforfora, antiseborroico e leggero revulsivo. Per queste proprietà sia il succo fresco che il decotto della radice o della pianta intera sono ottimi coadiuvanti contro la caduta dei capelli. Nelle epistassi si consiglia di introdurre nel naso batuffolini di cotone idrofilo imbevuti di succo fresco di ortica. Nella medicina popolare si usava percuotere con un mazzo di ortiche le parti del corpo colpite da paralisi o affezioni reumatiche.

Leggende su questa pianta:

Attorno a questa pianta strana che punge e cresce in mezzo ai ruderi sono nate anche molte leggende. Sono credenze popolari antiche, che attribuivano all’ ortica virtù magiche, come il potere di allontanare i fulmini se si buttavano le sue foglie in mezzo ad un fuoco. Chi poi ne portava addosso un’intera pianta, sarebbe stato al riparo da qualsiasi maleficio. Sempre una pianta intera, tenuta con la radice verso l’alto, in una notte di luna piena, avrebbe fatto passare la febbre all’ammalato di cui si fosse detto il nome a voce alta. Si riteneva anche che trasmettesse molto coraggio a chi la teneva in mano: in effetti, non è difficile immaginare una certa dose di aggressività in un individuo che stringe un mazzo di ortiche con le mani nude. Ed infine, se vogliamo credere ai pronostici tratti dai sogni, ci sarà di buon auspicio sognare di essere “punti” da un’ ortica, è sicura previsione di successo.

L’ ortica: una pianta che in veterinaria è usata per la maggiore produzione di latte:

Anzichè gli ormoni, i coltivatori farebbero bene ad aggiungere, nell’alimentazione delle vacche, l’ ortica. Pare che, oltre a trasmettere agli animali gli indubbi valori nutrizionali e salutari che possiede, essa renda i bovini particolarmente resistenti alle malattie infettive, aumenti notevolmente la produzione di latte delle vacche e conferisca ai cavalli un manto più lucente. E’ vivamente consigliabile nell’allevamento dei conigli e di tutto il pollame: in particolare si è visto che i tacchini, nutriti con un pastone addizionato di ortica tritata, ingrassano di più e che le galline aumentano la quantità e migliorano la qualità delle loro uova.

L’ ortica è un orttima pianta alimentare:

Ed ora passiamo al lato forse più trascurato, ma importantissimo, dell’ortica: quello di essere un’ottima pianta alimentare. Essendo ricca di vitamine (A, C, K, B2 e acido folico), Sali minerali, proteine e aminoacidi essenziali, essa costituisce un alimento di alto valore nutrizionale. In più, possiede un sapore delicatamente aromatico che la rende adatta alla preparazione di piatti appetitosi. Gli inconvenienti che presenta sono solo apparenti: basta tener presente che i peli urticanti delle foglie vengono neutralizzati sia da una bella lavata, che da una cottura anche brevissima, e che per cogliere e maneggiare tranquillamente l’ortica è sufficiente munirsi di un paio di guanti di pelle o di gomma.

Per contro, le utilizzazioni di queste foglie saporite e salutari sono parecchie: dall’ottima zuppa di ortica, specialità della bassa Lombardia, al risotto verde, alla frittata con cime di ortica, al minestrone, alla squisita salsa per il lesso, ai ravioli di magro, ai raffinati vol-au-vent. Senza contare che le cime di ortica si possono far lessare e poi condire a piacere esattamente come gli spinaci, fornendo una squisita verdura nutriente, mentre l’acqua di cottura (una tazza al mattino a digiuno), depura e disintossica l’organismo. Con le foglioline più tenere, tritate finemente, si possono aromatizzare le insalate e le salsine alle erbe. In alcune regioni le foglie di Urtica urens si usano anche come succedaneo del tè.

 

Tratto da un articolo della Dr. Nada Polasek) 

Antonella

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…E LA PIANTA FIORITA MI CHIESE DI CHIAMARLA “AZZURRA”

Sabato, 28 Marzo 2009

 

… E LA GERBERA MI DISSE: CHIAMAMI “AZZURRA”

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La sera del mio compleanno, mi regalarono una gerbera fiorita, dai fiori rosa. I fiori erano aperti, come si vede nella foto che gli ho fatto.

Come l’ho presa in mano, è stato amore a prima vista, si è subito accesa la scintilla d’amore così sottile e leggero, che solo una pianta ti può dare. Il sentimento che si è subito creato è diventato una delicata telepatia tra noi.

Ho ringraziato molto la persona che me l’ha regalata, la gerbera sembrava destinata a me.

Osservando i suoi fiori, ho notato che indicavano l’aprirsi totalmente alla vita. La loro fermezza, la loro stabilità, la loro certezza di vita, la loro presenza alla vita, la loro apertura, mi hanno comunicato ciò che devo apprendere oggi.

Non l’ho travasata subito, l’ho bagnata ma, dopo qualche giorno, i suoi tre fiori si sono piegati, guardando all’ingiù. Allora, con amore, le ho dato l’acqua e, più tardi, lei è tornata a guardare il cielo.

Si sa che le piante hanno radici nella terra ma si orientano verso l’alto e verso la luce, al contrario di noi umani, che abbiamo le radici in cielo ma che, in questa vita, dobbiamo cercare di orientarci verso l’alto, per tornare, prima o poi, alle origini.

Due o tre sere dopo andai a dormire e, come consuetudine di ogni sera, mi raccolsi nel mio mondo per meditare la giornata e per mandare qualche pensiero di amore e di preghiera a qualche persona  che ne ha bisogno. In quel momento, i miei occhi chiusi hanno visualizzato la gerbera, con i suoi fiori pieni di significato. Non è stata una visualizzazione vera e propria, chiara e distinta, è stata una sfumatura verde e rosa della sua forma nel buio degli occhi chiusi. Sono comunque certa che sia stata lei a venire da me e non il contrario. In quel momento pensavo davvero ad altro e, come succede durante la meditazione, è comparsa l’immagine.

Quando è apparsa davanti, mi ha aperto il cuore e, con un sorriso di tutta me stessa, l’ho accolta nei miei pensieri. In quel momento, come è capitato per l’immagine visualizzata, ho sentito sussurrare, con sensi sottili e non con l’udito, la parola “Azzurra” e, da lì, ho capito che quello sarebbe stato il suo nome.

Questa bellissima vicenda è la prima volta che mi accade con una pianta. E’ stata un’esperienza molto bella, che auguro a chiunque di Voi la voglia sperimentare.

Comunicare con le piante, non è impossibile, è semplicemente meraviglioso…

 

Antonella

 

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